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Fiorella De Cindio

8 mesi fa
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Il 9 luglio 2021 il Ministro dell’Interno, di concerto con il Ministro per l’Innovazione Tecnologia e la Transizione Digitale, ha approvato un decreto per la sperimentazione del voto elettronico in Italia, con relative linee-guida, che punta a valutare modalità di espressione del voto in via digitale per le elezioni politiche ed europee e per i referendum previsti dagli articoli 75 e 138 della Costituzione.

Il 24 novembre 2021 ha preso il via sul portale IOvoto la prima sperimentazione organizzata dal Ministero degli Affari Esteri nel contesto delle elezioni dei Comitati degli italiani all’estero (COM.IT.ES 2021), sperimentazione che ha avuto l’ok del Garante della Privacy. A quanto mi risulta, non esistono dati ufficiali su questa sperimentazione che si e’ chiusa il 2 dicembre 2021, ma un articolo apparso sulla rivista online key4biz il 21 dicembre scorso riporta dati forniti dalla Farnesina.

Alla fine di questo articolo si ricorda che le Assemblee associazioni nazionali dei docenti e ricercatori di informatica (GRIN, facolta’ di Scienze) e ingegneria informatica (GII, facolta’ di Ingegneria) hanno approvato a larga maggioranza e pubblicato sui loro siti una mozione in cui la comunita’ informatica italiana considera suo dovere sottolineare i rischi che accompagnano l’uso del voto elettronico nelle elezioni politiche La mozione si chiude con queste parole: “Riteniamo quindi che introdurre l’uso di sistemi di voto elettronico nelle elezioni politiche rischi di mettere a repentaglio le basi fondanti della nostra democrazia”. E sul fatto che il voto elettronico costituisca un rischio per la democrazia concorda Enrico Nardelli, che e’ stato per vari anni presidente del GRIN, in un articolo in cui illustra la mozione.

Condivido nella sostanza le considerazioni che portano a questa dura posizione, ma ritengo che andrebbero integrate con altre considerazioni - complementari a quelle presenti nella mozione - che derivano dalla convinzione che la responsabilita’ sociale degli informatici non si eserciti solo nel mettere in guardia dai rischi che l’innovazione digitale puo’ comportare. E’ altrettanto importante, specie in un Paese come il nostro che soffre di un grave ritardo nell’innovazione digitale, portare l’attenzione di tutti sulle opportunita’ che offre e fare in modo che queste opportunita’ si realizzino, quando possibile attraverso sperimentazioni opportunamente progettate, anche tenendo conto di quanto eventualmente fatto all’estero, e con l’analisi critica dei risultati. Insomma con l’approccio proprio di una disciplina scientifica quale l’informatica e’.

Prima considerazione. Come giustamente affermato nella mozione “Il voto è soprattutto un esercizio sociale, prima che un fatto tecnico e tecnologico”, cioe’ un sistema di eVoting e’ un sistema socio-tecnico, quindi per definizione imperfetto. La mozione fa invece percepire, specie a un pubblico di non esperti a cui pure e’ rivolta, il sistema di voto attuale come esente da problemi, in grado al 100% di “soddisfare contemporaneamente il requisito di essere personale e di essere libero e segreto”. E questo sappiamo bene non essere vero: “Current election systems are far from perfect” (S. Park et al., in MIT Journ. of Cybersecurity, 7.1, 2021). Non lo e’ il voto al seggio completamente cartaceo (le preferenze sono state spesso utilizzate per ‘firmare’ il voto), lo e’ ancor meno il voto al seggio ai giorni nostri a causa dei dispositivi digitali che e’ facile introdurre in cabina. Certo, la Legge 30.5.2008, n. 96, stabilisce (art. 1, comma 1) che "Nelle consultazioni elettorali o referendarie è vietato introdurre all'interno delle cabine elettorali telefoni cellulari o altre apparecchiature in grado di fotografare o registrare immagini" e prevede per gli eventuali contravventori l'arresto da tre a sei mesi e l'ammenda da 300 a 1.000 euro. Ma le possibilita’ di verificare effettivamente il rispetto della norma sono purtroppo insufficienti ad impedire il voto di scambio. E infine, il vulnus piu’ evidente alla espressione di un voto libero e segreto, e’ nell’esercizio del voto per posta che coinvolge tutti i cittadini residenti all’estero, i quali ricevono una scheda di voto che riempiono nel tinello di casa potenzialmente sotto gli occhi di parenti e ‘amici’.

Seconda considerazione. Proprio queste debolezze del sistema attuale motivano le sperimentazioni del voto elettronico, magari in ambiti specifici come quello del voto postale o del voto di persone con disabilita’. Poichè il Governo Italiano ha approvato un decreto legge proprio per la sperimentazione del voto elettronico in Italia e tenendo di nuovo conto del fatto che la mozione non dovrebbe essere rivolta unicamente ad esperti del settore, mi parrebbe corretto citare non solo la sentenza del 2009 della Corte Costituzionale tedesca che sancisce, in modo inappellabile, la non costituzionalità in Germania del voto elettronico, ma anche – tra le altre – le sperimentazioni svolte in Estonia in occasione delle elezioni nazionali, municipali ed europee del 2005, 2007, 2009, 2011, 2013, 2014, 2015, 2017, 2019, e in Svizzera (a partire dal 2004, fermatasi nel 2019 e ora in via di riorganizzazione sulla base dell'esito di un'ampia consultazione), che hanno suscitato un ampio dibattito sugli esiti e sulle criticita’ emerse, dibattito che ha favorito l’evolversi del software, della legislazione e soprattutto delle conoscenze sulle proprieta’ di un sistema di voto.
Infatti l’articolo di key4biz sopra citato, riporta la posizione di uno dei docenti che non ha votato la mozione proprio perche’ ritiene importante l’avvio di una sperimentazione per far crescere la consapevolezza dei pro e dei contro.

Terza considerazione. Oltre al voto online (ovvero all’espressione del voto da dispositivo digitale del votante e sua trasmissione via internet a server dove viene effettuato il conteggio), le tecnologie digitali offrono la possibilita’ di migliorare altre fasi del processo elettorale. Un esempio per tutti, che parte dal recente, e per molti imprevisto, successo della raccolta online (con SPID o CIE) delle firme per la richiesta di alcuni referendum. Se la Coste Costituzionale approvera’ la richiesta di referendum e si andra’ al voto, si potrebbe (e dovrebbe) chiedere congiuntamente al Ministro dell’Interno e al Ministro per l’Innovazione Tecnologia e la Transizione Digitale di superare l’obsoleto obbligo, per tutti gli elettori, di votare nella sezione elettorale del proprio comune di residenza in cui sono registrati. Questo permetterebbe a ogni elettore di richiedere, con un congruo anticipo rispetto alla data del voto, di esercitare il proprio diritto di voto recandosi a un seggio in un Comune diverso da quello di residenza. Sarebbe una prova concreta di come le tecnologie digitali possano contribuire a tutelare l’esercizio di un diritto costituzionale, rispondendo alla mutata realta’ del paese, in cui sono sempre piu’ numerosi i cittadini che non vivono nel comune di residenza e non vi possono far ritorno per votare a un referendum. Tutela tanto piu’ importante per la vita democratica visto che l’approvazione di un referendum richiede che partecipi alla votazione la maggioranza degli aventi diritto e che in passato questo requisito ha indotto a strumentali inviti al non voto.

Infine, ma e’ proprio il caso di dire last but not least, mi sarebbe parso opportuno un forte appello alla massima trasparenza e pubblicita’ sui modi e esiti delle sperimentazioni svolte nell’ambito del decreto per la sperimentazione del voto elettronico.
Quanto alla trasparenza, si rileva a tutt’oggi una frammentazione che non aiuta i cittadini che vogliano farsi un quadro completo di quanto succede. A quanto mi risulta (SE&O) si trovano informazioni sui siti del Ministero dell’Interno (adozione del decreto di sperimentazione), degli Esteri (Sperimentazione in occasione delle elezioni dei Comites del novembre 2021), mentre il parere favorevole a questa sperimentazione e’ sul sito del Garante per la Protezione dei dati personali. Il sito della Camera dei Deputati raccoglie le norme su Voto elettronico e digitalizzazione del procedimento elettorale. E stupisce che non se ne parli (di nuovo, SE&O) nel sito del Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, che e’ cofirmatario insieme al Ministro degli Interni del decreto del luglio 2021: non lo trovo tra i progetti e non trovo neanche un comunicato stampa dedicato a questo tema. Nulla, in questi siti, sulle soluzioni software adottate. Qualche delucidazione sulle garanzie del voto (peraltro l’unico voto valido e’ quello espresso sul plico cartaceo) e’ nelle FAQ del portale “IOvoto” per partecipare alla sperimentazione per le elezioni dei Comites.
Infine, quanto alla pubblicita’: possiamo dire, per farla breve, che non ne sa niente nessuno?

-- fiorella de cindio

PS Ho scritto queste considerazioni nel corso dell’ultimo mese, dopo aver letto la mozione del GRIN-GII con l’intento di contribuire ad una discussione di grande importanza. Ma avevo molte incertezze se pubblicarle. Perche’ molte incertezze? perche’ condivido la sostanza del testo della mozione, penso che manchino alcune considerazioni, importanti quanto quelle che ci sono, ma temo fortemente che l’intento costruttivo non venga colto. Ho continuato quindi a restare in bilico tra il quieto vivere e un senso di responsabilita’ di condividere considerazioni che hanno il loro fondamento negli anni di ricerca e didattica su come le tecnologie digitali intervengono nei processi di partecipazione democratica. Poi, la sera di Capodanno, mi hanno convinto le parole del Presidente Mattarella, che a sua volta riprendeva quelle dette dal professor Pietro Carmina, vittima del recente crollo di Ravanusa, ai suoi studenti: “Vi prego: non siate mai indifferenti, non abbiate paura di rischiare per non sbagliare”.

E da qui anche la scelta di pubblicarle sul sito del corso di Cittadinanza Digitale e Tecnocivismo, a integrazione di quanto detto a lezione sui temi del voto elettronico.

Allegati (7)

Ministero Interni: decreto sperimetazione voto elettronico

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Ministero Affari Esteri

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Garante Privacy: parere sulla sperimentazione del Ministero Esteri

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Camera Deputati: norme su Voto elettronico e digitalizzazione del procedimento elettorale

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mozione GRIN-GII sul voto elettronico

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eVoting all'estero

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articoli su key4biz

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avatar Fiorella De Cindio 7 mesi fa
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